In un contesto normativo in evoluzione, il rischio per le imprese è ridurre la transizione ecologica a un mero adempimento burocratico. Per la siderurgia, la sostenibilità rappresenta invece una leva di competitività fondamentale per il futuro. Isabella Manfredi, Chief Sustainability and Communications Officer di Feralpi Group, ha raccontato a siderweb gli obiettivi del suo doppio mandato nel Consiglio di Indirizzo di OIBR e alla guida di Sustainability Makers, spiegando come supportare le imprese e le Pmi della filiera in questo percorso.
In un panorama normativo in continua evoluzione, qual è la sfida più complessa che le aziende italiane devono affrontare oggi per non ridurre la sostenibilità a un tema di conformità?
La sfida principale e preliminare è non confondere la sostenibilità con la mera compliance. Esiste una differenza profonda tra il limitarsi a rispettare un obbligo normativo e il cogliere l'opportunità di sviluppare una strategia di sostenibilità integrata al business. È fondamentale chiarire questo distinguo, soprattutto alla luce di una narrativa recente, partita a febbraio di quest'anno con Omnibus I, che si è rivelata fuorviante.
A causa di una congiuntura molto complessa – segnata da shock energetici, crisi delle materie prime e conflitti geopolitici – le aziende, in particolare le Pmi, hanno giustamente interpretato gli adempimenti previsti nella CSRD come una battuta d'arresto, soffermandosi più sui costi che sull’opportunità di aver più tempo e mezzi per prepararsi. Tuttavia, questi rischi esogeni non hanno messo in discussione la visione e i target al 2030 e 2050; ne hanno solo cambiato le modalità di attuazione. La chiave di volta risiede nella misurazione: finché guarderemo solo i numeri senza misurare gli impatti positivi e negativi, conferendo loro una vera “grammatica finanziaria”, non riusciremo a renderci conto del valore che la sostenibilità può generare per il business.
Portando nel Consiglio OIBR la sua esperienza come Chief Sustainability and Communications Officer di Feralpi Group, quali tematiche del mondo industriale, e in particolare della siderurgia, presenterà alla Fondazione per far sì che gli standard siano realmente applicabili e vicini alle necessità del settore?
Il punto di vista della siderurgia è strategico, perché noi rappresentiamo l'essenza stessa della manifattura. L'esperienza che porto all'interno della Fondazione si concentra proprio sulle aziende manifatturiere e sull'esigenza di introdurre un rigoroso sistema di tracciabilità degli indicatori ESG. Questi non devono viaggiare su percorsi separati, ma completarsi e integrarsi organicamente con gli indicatori finanziari.
L'obiettivo è fornire una dashboard di KPI solida ed efficace a chi ha la responsabilità di guidare l'impresa, per garantire una governance che sia sempre più robusta, completa e trasparente. Per le aziende di processo come le nostre, questa integrazione rappresenta una nuova e decisiva frontiera manageriale, ed è un traguardo fondamentale da raggiungere per governare la complessità odierna che si semplificherà in futuro anche grazie all’utilizzo sempre più intenso dell’intelligenza artificiale che renderà il dato più accessibile, rigoroso, trasparente e a basso costo.
La frammentazione dei framework di rendicontazione è uno dei principali nodi per le imprese. Quale ruolo strategico può svolgere la fondazione nel guidare le aziende verso una rendicontazione più omogenea?
La priorità è favorire l'interoperabilità tra gli standard, esistenti e in sviluppo, per supportare una rendicontazione globale armonizzata dove gli indicatori vengano letti in modo comparabile. L’Organismo Italiano Business Reporting collabora a livello internazionale per unire queste voci. Come ricorda l’attuale Presidente, l'ex ministro Galletti, firmatario tra l’altro per l'Italia dell'Accordo di Parigi nel 2015, è essenziale evitare la proliferazione disordinata degli standard, garantendone la comparabilità pur nel rispetto delle diverse economie.
Nel Consiglio di Indirizzo abbiamo il compito di tracciare la rotta, dialogando con il mondo finanziario, gli auditor, le banche ma anche le società Benefit. Vogliamo unire l'affidabilità delle informazioni al rispetto della pluralità degli standard, portando avanti diverse attività tecniche di informazione, dialogo e advocacy. Tra le figure tecniche di questo mandato avremo anche Chiara Del Prete, presidente del Technical Expert Group (TEG) di EFRAG, il cui compito è raccomandare al Board dell'EFRAG le posizioni tecniche, sia con riferimento alle lettere di commento dello IASB che per le attività di omologazione per conto della Commissione Europea. La dottoressa Del Prete sarà la nostra Special Advisor, e credo che questo rappresenti un vantaggio per le nostre aziende.
La sua nomina nel consiglio OIBR si affianca alla recente elezione alla presidenza dell’associazione Sustainability Makers. In che modo questi due ruoli si possono integrare per supportare il settore industriale e le Pmi nella transizione sostenibile?
Questa doppia veste offre una sinergia perfetta. In OIBR promuoviamo standard di rendicontazione ESG rigorosi; in Sustainability Makers supportiamo i professionisti, ovvero chi li deve applicare quotidianamente. Unendo queste due anime, riusciamo a tradurre la complessità normativa in strumenti operativi concreti, aiutando in particolare le Pmi e l'intera filiera industriale a vivere la transizione non come un mero onere burocratico, ma come una leva di competitività.
Sono molto orgogliosa che la manifattura sia tornata al centro e costituisca un modello di applicazione. Questo dimostra, ancora una volta, la lungimiranza di chi investe nell’evoluzione dei processi e nelle competenze interne, valorizzando il proprio capitale umano e i giovani, a differenza di chi preferisce esternalizzare questi servizi.
Sustainability Makers unisce da vent’anni i professionisti della sostenibilità in Italia. In questo percorso, com’è cambiata l’identità ed il ruolo strategico di questa categoria all’interno delle aziende italiane?
La trasformazione è stata radicale. Vent'anni fa chi si occupava di sostenibilità operava spesso ai margini del core business, in un'ottica quasi filantropica della governance. Oggi il Sustainability Manager è una figura strategica, trasversale nell’organizzazione e centrale nei processi. Interloquiamo con i vertici aziendali, misuriamo l’impatto ESG degli investimenti e affianchiamo nella valutazione dei rischi complessi, unendo in modo indissolubile i valori etici alla necessaria solidità economica delle imprese.
Guardando nel lungo periodo, quale obiettivo e quale impatto vorrebbe aver raggiunto al termine del suo mandato all’interno della Fondazione OIBR e alla guida di Sustainability Makers?
All'interno del Consiglio di Indirizzo di OIBR, l’obiettivo è duplice: da un lato accrescere il numero degli aderenti, dall'altro fornire strumenti concreti, come casi studio e linee guida pratiche per il reporting, promuovendo la cultura del valore condiviso. Vogliamo intensificare il dialogo promuovendo eventi e momenti di confronto con le istituzioni, le università e le associazioni, coinvolgendo attivamente sia il mondo finanziario che quello accademico. La nostra prospettiva è guidare le imprese a misurare i rischi cogliendo le opportunità di resilienza, migliorando anche l'approccio alla comunicazione di sostenibilità che oggi viene purtroppo ancora vissuta come un appesantimento burocratico.
Alla guida di Sustainability Makers, vorrei invece valorizzare l’esperienza maturata nel mondo manifatturiero per avvicinare sempre di più le Pmi e l'economia reale alla nostra associazione. L'intento è favorire concretamente quelle interconnessioni di filiera che ritengo imprescindibili per abilitare una transizione e una crescita sostenibile che siano davvero diffuse, inclusive e partecipate da tutto il tessuto produttivo. Il nuovo consiglio direttivo è molto rappresentativo e unito al fine di preparare un piano strategico che colga queste sfide. Sono passati solo vent’anni dalla nascita dell’Associazione: la sostenibilità resta una sfida aperta che dobbiamo continuare ad affrontare con entusiasmo e fiducia, grazie alle nostre persone, alle organizzazioni aziendali e alle associazioni che ci insegnano a confrontarci, investendo sulle competenze.